Silvio Ferrari, docente di Storia dell'arte

Buffarello, è uno che ha conservato la dimensione antica della concezione del mondo come dato da cui si parte per ribaltarlo e furbescamente riderne assieme; come chi sa che il mondo stesso tornerà poi comunque a stare in piedi, sempre in bilico tra realtà e ridicolo.

E non è colpa sua se gli eroi del nostro tempo non gli appaiono più sotto vesti paludate, ma semi-vestiti, come i giocatori di calcio e attrezzati con aggeggi e strumenti che ne alterano la fattezza e persino i connotati.

Questa forma grottesca del nostro mondo - il mondo in cui le facce della gente somigliano sempre più a delle protesi - è il dato del segno da cui egli si nouve nella danza della caricatura: un ballo che tende anch'esso alla caduta per rialzarsi comunque tra fischi e applausi: il ridicolo.

 

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