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Franco Arato, docente
di lettere, storia e filosofia
Pare
non ci voglia molro oggi a rubare un'identità: dati anagrafici,
coordinate bancarie e ogni altro numero che nasconde la chiave della nostra
personalità sociale sono pronti per esseri divorati da qualche
agente maligno, che armeggia con virtuosismo sulla tastiera di un computer;
un guaio, non c'è dubbio!, che ci può far amaramente riflettere
sulla fragilità del nostro involucro.
I personaggi disegnati da FRanco Buffarello non corrono questo rischio:
anche quando formano una serie - come è il caso dei ritratti-autoritratti
muniti di occhial-valve - valgono come pezzi unici, irripetibili e non
permutabili, in virtù di una scelta cromatica originale, di un
accostamento sorprendente (un inverno fiammingo, uno scorcio di cielo
leonardesco).
Franco
sa realizzare incisive caricature: uomini e donne di sport, di spettacolo,
protagonisti della politica, amici; ma questi suoi ritratti più
recenti possono essere definiti caricature?
Non nel senso proprio del termine: più che "caricati"
sono carichi di esperienze, magari non tutte felici. Hanno ascoltato tante
voci ed ora guardano uno spazio che non vediamo - è ovvio, quello
spazio siamo noi -, attraverso un filtro che deforma la realtà.
Sognano? Aspettano? Sono fuori dal tempo, perchè arrivati molto
prima di noi. Tetragoni ma non impenetrabili, sono muniti della solidità
della pietra, della duttilità della carne e della creta.
I cacciatori di identità con loro non avranno vita facile.
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